UNA COMUNITA’ DI ADULTI SUGGESTIONATI.  MA NON ERANO I BAMBINI AD ESSERE QUELLI PIU’ SUGGESTIONABILI?

Riportiamo un articolo di Edoardo Giordano, pubblicato sul sito www.cshg.it, in cui viene analizzata la storia del santone Piero Capuana, creduto un santo mentre abusava delle bambine.


Qualche mese fa abbiamo riportato la storia di Pietro Capuana, Capo di una Comunità Religiosa in provincia di Catania considerato un Santone dai suoi adepti. Abbiamo descritto il modo in cui quest’uomo attirava a sé giovani ragazze che usava come schiave domestiche e sessuali. Abbiamo cercato di capire come fosse  possibile che un numero tale di persone lo seguisse e lo considerasse “l’ultimo amico di Gesù” , ed erano in migliaia a partecipare ai suoi incontri, le famose “locuzioni” in cui simulava una possessione da parte dello Spirito Santo. Abbiamo anche provato a spiegare il perché nessuno sembrava si fosse accorto di ciò che succedeva nel suo appartamento ogni giorno da ormai 25 anni.

Una vicenda che sollecita tanti interrogativi e tante riflessioni sulle dinamiche da un lato di perversione, dall’altro di omertà che circolano nella comunità sociale..

Capuana è stato negli ultimi 6 mesi in carcere a Siracusa, con l’accusa di abuso sessuale su minori, arrestato e detenuto dall’agosto scorso in seguito all’indagine denominata “12 apostoli”.  Con lui sono state arrestate (ai domiciliari) tre donne, che  hanno avuto un ruolo fondamentale nel coprire le azioni perverse del “Santone” e giustificare i suoi atti e i suoi desideri agli occhi delle ragazzine vittime degli abusi, oltre che nello sviare l’attenzione e i dubbi dei genitori.

Ora però è giunta una decisione giudiziaria più che discutibile: il Tribunale del riesame ha concesso a Capuana gli arresti domiciliari. E mentre le vittime stanno continuando a denunciare gli abusi subiti negli ultimi anni, il Santone si ritrova a scontare la sua pena nella casa in cui ha potuto vivere come un re, servito e riverito in ogni sua richiesta da giovani ragazze sottomesse e plagiate dalla sua rete perversa. Le complici inoltre vivono nello stesso palazzo o nelle case di fronte, rendendo le restrizioni domiciliari facilmente aggirabili e più facile la comunicazione trai soggetti incriminati.

Ma l’indignazione per questa scarcerazione anticipata non può che tramutarsi in forte rabbia e sconcerto alla notizia che Capuana sembra essere stato accolto da decine di persone al suo ritorno a casa. Infatti a quanto pare ad attenderlo sotto la sua abitazione, in un palazzo interamente abitato da membri della comunità, erano presenti molti adepti felici di rivedere in libertà il loro “leader spirituale”. Si dice che abbiano organizzato addirittura una festa di buon ritorno, proprio lì dove decine di minorenni venivano schiavizzate ed abusate.

Le denunce sempre più frequenti da parte di vittime ed ex membri della comunità di Capuana farebbero emergere nuovi dettagli ancora più sconvolgenti: le ragazze erano costrette a scrivere quotidianamente messaggi d’amore al Santone, elogiarlo forzatamente come l’uomo della loro vita e dovevano servirlo ogni volta che ne aveva bisogno. I turni venivano stabiliti da Capuana e dalle 3 donne che obbligavano le ragazze ad andare a casa sua in base alle sue esigenze. I dubbi e i rifiuti venivano visti malamente. Il capo della setta  non si faceva problemi ad insultare le sue vittime , a minacciarle con varie minacce e squalifiche, ispirate a contenuti religiosi.   termini vagamente religiosi ma molto svalutanti la persona, facendo leva sulle difficoltà delle sue vittime.   Il quadro che sembra emergere insistentemente  dalle indagini è che il santone preferiva attirare a sé persone fragili, prima accogliendo i genitori spesso in crisi o in lutto, e in seguito selezionando le loro figlie per poi organizzare questi famosi “turni” a casa sua in cui le stesse madri, che si fidavano ciecamente, spingevano le figlie ad andare, anche fermandosi la notte. Secondo la testimonianza di una ex componente della comunità alcune madri avevano subito abusi da parte di Capuana da giovani, ma continuavano a portare le loro figlie da lui, ben consapevoli di ciò che accadeva nella casa di quell’uomo. Questa è l’ennesima prova che il sistema messo su dal Santone s’accompagnava ad una manipolazione psicologica estesa a molte persone.  Dall’inchiesta vien fuori che egli plagiasse non solo i singoli adepti ma anche intere famiglie. La sua azione si estendeva su generazioni successive: in questo modo venivano considerate normali le pratiche sessuali dell’uomo, ormai idealizzato come essere Santo e Capo della comunità, un Padre Spirituale di cui non si poteva fare a meno, pena la dannazione eterna.

Da resoconti giornalistici emergono altri dati: testimonianze raccontano che nel paese di Lavina la formazione di molte coppie è stata decisa da Capuana, essendo lui capace di obbligare le ragazze a fidanzarsi con determinati ragazzi, a suo piacimento, senza possibilità di rifiuto. Aveva anche il potere di far separare due persone sposate se uno dei due non sottostava alle sue decisioni. Questo potere che esercitava soprattutto sulle donne del paese, portava a decidere delle loro vite e delle loro relazioni sentimentali, anche contro il volere dell’uomo di famiglia. Alcuni membri della comunità, ora consapevoli della realtà dei fatti, riportano storie di famiglie distrutte a causa sua, padri contro figli, fratelli contro sorelle, madri contro padri: riusciva a ridurre al minimo fino ad annullarlo ogni tentativo di ribellione al suo Sistema.

 

Ma al peggio non c’è mai fine, infatti il dettaglio più inquietante e sconvolgente di questa storia è che in seguito a questi abusi quotidiani, alcune ragazze sembra restassero incinta. Una serie di figli biologici di Piero Capuana lasciati poi alla famiglia delle sue vittime, bambini e ragazzi che portano il nome del padre adottivo (il quale conosceva la verità) senza nessuna denuncia,  senza ripercussioni negative per il loro padre biologico. Non bisognava dare scandalo.   Tutti sapevano e nessuno diceva nulla. Anzi, Capuana era osannato dall’intera comunità, tanto che, secondo le ultime testimonianze, centinaia di persone lavoravano per lui gratuitamente nei campi di sua proprietà, situati nelle campagne intorno a Lavina: zappavano, coltivavano le vigne, vendemmiavano, raccoglievano  uova, olive e arance, tutto con la scusa di destinare i prodotti ai poveri.  Finivano per riacquistarli a loro volta. Ovviamente al prezzo e nella quantità che stabiliva il Santone (e non erano mai prezzi scontati, anzi, sembra si arrivasse addirittura a pagare 10 euro una busta di arance). Il fine ultimo di questo lavoro e di questi acquisti obbligati era chiaramente l’arricchimento di Capuana, ma egli, forte del potere acquisito nel tempo, convinceva gli adepti che tutto ciò avrebbe permesso loro di ottenere la Grazia Divina. Quello che poi è il fulcro di tutto il sistema ideato e costruito negli anni da Capuana: una serie di attività, obblighi, lavori e servizi da offrire al Santone in quanto rappresentante in terra dello Spirito Santo. Un meccanismo perverso di sfruttamento della fede dei suoi adepti oltre che delle loro difficoltà personali, con lo scopo di guadagnare rispetto, attenzioni, potere e anche molto denaro tramite il lavoro e la disponibilità servile dei suoi discepoli.

Un’intera comunità sembra essere stata coinvolta. Una rete incredibilmente intricata e quasi impossibile da svelare e fare emergere completamente , anche ora che il caso è diventato di dominio pubblico. Molta ancora infatti è l’omertà dei cittadini di Lavina e di chi ha partecipato alle riunioni del Santone, tanto che c’è chi preferisce parlare di “accuse false e infamanti” da parte delle ragazze che si sarebbero inventate tutto. Molta letteratura psicologica forense insiste nell’affermare che i bambini sono un soggetto pesantemente suggestionabile. Vicende come quelle accadute a Lavina spingono ad interrogarci se la suggestionabilità non appartenga anche massicciamente a tutti soggetti umani e che non esista questa tutta differenza abissale tra adulti e bambini in termini di disponibilità alla suggestione.

 

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