VIOLENZA ASSISTITA: LE CONSEGUENZE SUI BAMBINI

Facendo seguito all’articolo pubblicato il 21 maggio dal titolo “Violenza assistita: l’altra faccia della violenza domestica”, ci vogliamo occupare  oggi delle conseguenze emotive, psicologiche e psico-sociali sui bambini della violenza assistita.

Conseguenze sul minore: problemi di tipo emotivo

  • Depressione: correlata ai pensieri connessi all’esperienza della violenza patita direttamente o indirettamente (“sono cattivo, indegno, in colpa….”).
  • Paura, terrore, impotenza, vissuto di minaccia per il timore dello scatenarsi improvviso della violenza domestica, senza contare che  nei contesti familiari in cui viene agita violenza i bambini e le bambine hanno maggiori probabilità di temere di risultare vittime dirette di violenza e/o di trascuratezza.
  • Ansia: sentimenti di allarme; stato di ipervigilanza. Irrequietezza, tensione psico-emotiva
  • Fobie e paure, comportamenti regressivi
  • Disturbi somatici: cefalea, mal di stomaco, nausea, asma, allergie, disturbi del sonno, disturbi dell’alimentazione….
  • Senso di colpa: legato alla tendenza infantile di spiegazioni autocentrate (“se mamma e papà litigano la colpa è mia”…) oppure legato al viversi come privilegiati perché non oggetto diretto della violenza
  • Quadro sintomatologico compatibile con il disturbo post-traumatico da stress (D.S.M. V) o con rilevanti tratti di tale disturbo E’ stato dimostrato che anche il solo assistere alla violenza cronica fra genitori può generare nel bambino un disturbo post traumatico da stress.
  • Legame di attaccamento insicuro.

 

Tendenza a riprodurre la violenza.

  • I bambini tendono ad interiorizzare i modelli comportamentali genitoriali e possono identificarsi con il genitore maltrattante; da qui un rischio di trasmissione intergenerazione della violenza.
  • Chi assiste abitualmente a violenza e si “abitua” a vivere in un contesto violento tende poi ad agire comportamenti violenti, percependoli come “normali” o sentendoli come un rovesciamento difensivo ed onnipotente di vissuti di impotenza sperimentati in quanto vittima.
  • A volte il padre violento può spingere direttamente i bambini a schierarsi a suo favore o a contrapporsi con aggressività alla madre o ai fratelli.

–      I figli possono fantasticare di salvare la madre e diventare aggressivi identificandosi col padre.

–      Le figlie possono a identificarsi con la madre vittima, e ad assumerne l’identità ed in questo caso cercheranno partner a cui sottomettersi.

–      L’identificazione può avvenire nei confronti del genitore omologo o di quello vincente.

 

  • Ma le variabili sono numerose (relative all’età, alle caratteristiche della violenza, alla struttura di personalità, alla posizione nel sistema familiare, alla durata e alla frequenza degli eventi): così le identificazioni e le controidentificazioni possono differenti nella fratria.

 

Conseguenze sul piano del funzionamento psicologico

 

  • Bambini vittime di violenza assistita possono diventare ipercoscienziosi, adultizzati, iper-autonomi, ansiosamente attaccati alla madre della quale si sentono responsabili, con difficoltà di separazione e con difficoltà di interagire con l’ambiente esterno.

 

  • Sviluppano ansia di venir puniti per questo dal padre violento e/o di venir colpiti accidentalmente quando fungono da “scudi”.

 

  • Le vittime tendono a diventare i protettoridella madre vittima mettendo in atto a tal fine numerose strategie, come restare a casa per controllare la situazione o  filtrare le telefonate del padre. Possono avere continui pensieri su come prevenire la violenza, e mettere in atto comportamenti volti a calmare il maltrattante. Possono così assumere comportamenti compiacenti e dire bugie, ma anche imparare a dare ragione all’uno o all’altro genitore a seconda delle circostanze, o in base al fatto di stare in quel momento con l’uno piuttosto che con l’altro.

 

I bambini imparano che la donna è vittima e l’uomo legittimato all’uso della forza.

 

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