COME SI DIVENTA BULLI E COME SI PUO’ CAMBIARE, RECUPERANDO IL TRAUMA E LA CAPACITA’ DI GIOCARE

Pubblichiamo un articolo di Ludovico De Albertis che affronta la tematica del bullismo e di come anche un bullo possa cambiare attraverso un percorso di “scongelamento emotivo”

Di Ludovico de Albertis


Il cortometraggio “Lost and Found” della Pixar  è la storia di un cambiamento.  All’inizio del racconto J.J. è un bullo prepotente che si diverte prevaricando gli altri ragazzini: si intromette con forza nei loro giochi e si compiace a rubare loro la palla, il gameboy, il maialino…

https://www.youtube.com/watch?v=kOzcE0jW3IE

Il video finisce con J.J che è diventato un bambino che ha ritrovato la libertà di giocare e divertirsi con i propri compagni.  Cos’è successo?

Per dare una risposta a questa domanda bisogna capire le ragioni del comportamento di sopraffazione e di violenza.  Perché un ragazzino sente la necessità di rubare i giocattoli degli altri? La risposta secondo Dave Mullins sta in un’esperienza traumatica subita da questo ragazzino .   E’ diventato un bullo che si diverte a rubare i giocattoli degli altri perché ha sofferto profondamente quando una volta gli è stato rubato il suo coniglietto. J.J. fa agli altri quello che è stato fatto a lui, intromettendosi nei giochi dei suoi compagni con aggressività.

Il registra ci mostra come possa avvenire la trasformazione. J.J. riuscirà ad abbandonare i propri comportamenti aggressivi e ad iniziare a condividere i momenti di gioco con gli altri. Come? Ritrovando il ricordo del trauma, rivivendo la paura, la tristezza, l’impotenza vissute di fronte all’aggressore ed integrando nel proprio sé la consapevolezza di quel bambino sofferente che fino a quel momento non ha trovato modo di essere vissuto e pensato.   Per poter cambiare è indispensabile che J.J. si possa ritrovare nei sentimenti di quel bambino che è rimasto relegato nella scatola degli oggetti perduti insieme al coniglietto.

La rappresentazione dell’aggressività che Dave Mullins porta sul grande schermo è quella di un’aggressività reattiva, è una concettualizzazione della violenza come tragica conseguenza del maltrattamento e della sofferenza infantile, non intrinseca nella natura umana. Specularmente le esperienze autentiche della condivisione e del gioco sono viste come appartenenti alla profondità dell’essere umano, radicate nella compassione e nel riconoscimento empatico dell’altro: hanno origine dal riconoscimento di J.J. dell’importanza dei giocattoli, simbolo del bisogno di amore, di tenerezza. Le raffigurazioni della condivisione, del gioco e dei giocattoli trovano il loro nucleo comune in una comprensione autentica della condizione infantile e nell’affievolirsi della tendenza a mettere distanza, sul piano emotivo, dalle sofferenze patite nell’infanzia.

Scrive Alice Miller: “Finché a quest’ultimo [l’adulto] non è consentito di accorgersi di ciò che è accaduto in passato, una parte della sua vita affettiva rimarrà “congelata” e di conseguenza la sua sensibilità per le mortificazioni cui si sottopongono i bambini rimarrà attutita. Ogni appello all’amore, alla solidarietà, e alla compassione deve necessariamente rimanere infruttuosose manca questo importante presupposto della comprensione ed empatia fra essere umani”. (Miller,1987, p.XI)

 “Lost and Found” è un piccolo esempio di consapevolezza del passato, dello “scongelamento emotivo” che può avvenire nell’adulto, scongelamento che porta a una comprensione autentica dei drammi infantili e al desiderio di rappresentarli sul grande schermo.

In questo percorso di consapevolezza ci troviamo a dover, lentamente, abbandonare l’idealizzazione del genitore, l’idealizzazione dell’adulto e della realtà. Se nel cortometraggio il primo aggressore che ruba il giocattolo a J.J.  è un bimbo poco più grande di J.J. stesso e dunque il maltrattamento e l’aggressività sembrano essere tendenze ancora appartenenti al mondo infantile, nella realtà invece il maltrattamento nasce in altri contesti.  I primi a non vedere i bisogni dei bambini, i primi ad approfittare di loro, sono gli adulti. Dietro alla figura sfuocata del bimbo che strappa l’orsacchiotto a J.J. si cela il genitore, l’adulto, dietro il furto violento si celano i peggiori crimini verso l’infanzia. Trascuratezza fisica ed affettiva, violenza domestica, maltrattamento fisico e psicologico, abuso sessuale, queste sono le vittimizzazioni che i bambini sono costretti a sopportare, quotidianamente, dagli adulti: secondo il Global Status Report on Violence Prevention pubblicato dall’ OMS nel 2014 1 adulto su 4 nel mondo è stato abusato fisicamente da bambino, 1 donna su 5 e 1 uomo su 10 hanno subito un abuso sessuale da bambini. Tutta questa violenza, tutta questa crudeltà sarà destinata a ripetersi, come nella storia di J.J., fin quando con grande sforzo noi, come adulti, come società, non ci assumeremo la consapevolezza del trauma e delle sue conseguenze aiutando più coerentemente le vittime a riconoscere e ad elaborare il peso del trauma, riattraversando ma trovando così la libertà di amare, di condividere, di giocare.

 

Bibliografia

Miller, A. (1987) La persecuzione del bambino: le radici della violenza.

World Health Organization 2014. Global status report on violence prevention 2014

 

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