LA CASSAZIONE PRENDE POSIZIONE SUI REATI DI NATURA SESSUALE A DANNO DI MINORI

Negli ultimi giorni due sentenze della Cassazione riescono a rivedere e a precisare l’applicazione della legislazione italiana in merito ai reati di natura sessuale a danno di minori. Finalmente la corte suprema apre gli occhi e compie precisazioni importanti, condannando due sentenze della Corte d’Appello in cui, per motivi differenti, i minori in questione non solo non avevano ricevuto giustizia ma non avevano neppure visti tutelati i propri diritti essenziali.
La prima sentenza riguarda una vicenda svoltasi a Reggio Emilia in cui un bambino albanese di 5 anni aveva confessato alle maestre di subire continuativamente rapporti orali da parte del papà, raccontando e mimando le azioni paterne nei minimi dettagli.
Mentre il tribunale ordinario e la corte d’appello, sollevando giustificazioni di natura culturale, avevano assolto l’autore di reato, la Cassazione ha sottolineato quanto segue:

La Cassazione, quindi, ha rimesso dei punti fermi, sulla vicenda. Ha riconosciuto la crescente importanza dei cosiddetti “reati culturalmente orientati”, cioè frutto non tanto di una consapevole violazione delle leggi italiane ma di abitudini e mentalità adottate nel paese di origine, ma hanno anche sottolineato come questo non giustifichi una subordinazione della legge italiana (e del suo rispetto) sul nostro territorio nazionale. Dunque la violenza sessuale su un bambino non può avere alcuna forma di giustificazione culturale!

Una seconda sentenza, emessa in contrasto al tribunale di Udine e alla Corte D’Appello di Trieste, ha riguardato la necessità di condannare un tentato adescamento di minore a fini sessuali anche qualora tale scopo non venga raggiunto.
Nel caso in questione un uomo aveva adescato due minori in chat, corteggiandole e seducendole ai fini di ottenere da loro favori sessuali. La difesa dell’imputato ha richiesto la sospensione della pena o l’annullamento della sentenza in quanto la legge italiana non prevedeva, al contrario della Convenzione di Lanzarote, una condanna per il tentato adescamento di minori. Tuttavia, la Cassazione, ha rigettato questa tesi, facendo notare che nel momento in cui l’Italia ha aderito alla Convenzione stessa, ha di fatto accolto le sue clausole.
Il ricorso è stato perciò rigettato, e il condannato dovrà, oltreché scontare la pena per come comminata dai giudici, pagare le spese processuali in Corte di Cassazione.

L’auspicio è che questa incoraggiante sentenza gesto della Corte di Cassazione non rappresenti una decisione isolata, bensì consolidi un cambiamento culturale nella direzione di una tutela coerente dei bambini e degli adolescenti vittime di reati sessuali.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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