“PICCOLI SCHIAVI INVISIBILI 2018”: IL RAPPORTO DI SAVE THE CHILDREN

“La tratta di minori rappresenta uno dei grandi drammi del nostro tempo; è diffusa in tutto il mondo e l’Italia, come il resto dell’Europa, non ne è immune”, così inizia il rapporto cheSave the Children, in collaborazione con altri enti, ha stilato sui minori vittime di tratta e sfruttamento in Italia nel 2018.

Il documento consta di 68 pagine di drammi, suddivisi in 5 capitoli. La versione integrale è possibile trovarla al seguente link:

https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/piccoli-   schiavi-invisibili-2018_2.pdf

Con il termine “tratta” di minori s’intende la vendita e l’acquisto di minori che vengono trattati come schiavi al fine di essere sfruttati dal punto di vista sessuale, lavorativo e nelle economie illegali. In Italia il fenomeno è per lo più sommerso, ma dai pochi dati a nostra disposizione si evince che: nel 2017, le vittime minori di tratta e sfruttamento inserite in protezione sono state complessivamente 200 (196 ragazze e 4 ragazzi), tra questi il 46% è stato vittima di sfruttamento sessuale; nel 93,5% dei casi si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni. Com’è evidente il dato costituisce solo la punta dell’iceberg, basti esaminare le rilevazioni della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta: “In un’unica notte di rilevazione, la rete ha censito la presenza in strada di 5.005 vittime, di cui 4.794 adulti e 211 minori”. È chiaro che gran parte del fenomeno rimane invisibile alle statistiche.

Lo sfruttamento sessuale, in Italia, – come anche le altre forme di sfruttamento – ha inizio a partire dai centri di accoglienza che fungono da veri e propri centri di reclutamento. Le minori vengono istruite dai loro sfruttatori a non dichiarare l’età effettiva in modo tale da non rientrare nelle operazioni della messa in protezione di soggetti minorenni. Save the Childrendenuncia la grave carenza di una pronta identificazione dei minori vittime di tratta al momento dello sbarco, elemento che permette “un assist al circuito dello sfruttamento minorile”. La seconda forma di violenza presentata è lo sfruttamento lavorativo, che in Italia colpisce sia minori italiani che stranieri. Nel 2017 sono stati registrati 220 illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti. I settori in cui i minori sono impiegati riguardano: servizi di alloggio e ristorazione, settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, settore agricolo, attività manifatturiere. Infine, non sono da dimenticare -riporta il rapporto – gli altri reati ai danni dei minori vittime di tratta all’interno del nostro Paese: il lavoro forzato o le prestazioni forzate, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento e il prelievo organi.  Si tratta dunque di un fenomeno che tende a perpetuarsi tanto più risulta rimosso ed invisibile alla comunità sociale.

Per fronteggiare le problematiche dei minori vittime di tratta la Commissione Europea aveva proposto cinque strategie di intervento mediante una Direttiva:

  1. Individuare, proteggere e assistere le vittime della tratta.
  2. Intensificare la prevenzione della tratta di esseri umani.
  3. Potenziare l’azione penale nei confronti di trafficanti.
  4. Migliorare il coordinamento e la cooperazione tra i principali soggetti interessati e la coerenza delle politiche.
  5. Aumentare la conoscenza delle problematiche emergenti relative a tutte le forme di tratta di esseri umani e dare risposta efficace.

 

Questa Direttiva della Commissione Europea era del 2011 e i dati che sono stati riportati nel rapporto sono stati raccolti negli ultimi 3 anni.    Evidentemente le strategie indicate sono rimaste sulla  carta o si sono rivelate inefficaci.   Da qui la scelta di Save the Childrendi dedicare le ultime quattro pagine del suo rapporto per esprimere alcune importanti richieste/raccomandazioni all’UE e al governo italiano, (richieste/raccomandazioni sulle quali val la pena tornare) per evitare il rischio che fra qualche anno ci si trovi a dover documentare una condizione di minori vittime di tratta nel nostro paese analoga, se non peggiore di quella attuale.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *