ACCETTARE ED UTILIZZARE L’ERRORE. INVECE DI VIVERLO E FARLO VIVERE COME UN DISASTRO

Di Paola Crosetto


Continuo la riflessione che ho iniziato nell’articolo di ieri sull’errore. L’errore viene colpevolizzato talvolta in modo molto aspro nell’educazione e nella vita sociale. L’errore diventa lo spunto per un atteggiamento di catastrofizzazione.  Si dimentica che l’errore è un momento dell’apprendimento e della crescita: fa parte dell’esperienza, fa parte della natura.

La stessa natura sbaglia, ci ricorda Blandino (2002): “Non tutti sanno, ad esempio, che il calabrone è un errore della natura, che contravviene a tutte le leggi della fisica, della logica e dell’aeronautica, in base alle quali non potrebbe, non solo volare, ma neppure stare in aria: ma lui non lo sa e vola lo stesso.”

Il ruolo determinante dell’errore è presente non solo nella conoscenza scientifica, ma anche nella comunicazione interpersonale e nell’apprendimento. Nel primo caso, la buona comunicazione non è capirsi al volo, senza difficoltà o resistenze, ma un reciproco aggiustamento, un avvicinarsi graduale alla comprensione reciproca. Nel secondo caso, è opportuno innanzitutto precisare che per “apprendimento” non si intende solo quello scolastico, che è solo una piccola fetta dell’apprendimento di un essere umano nel corso della vita. Infatti, si apprende sempre, in ogni situazione, attraverso le esperienze che si vivono e la fetta più grossa dell’apprendimento umano è informale: si impara semplicemente vivendo. Un buon apprendimento non è apprendere al volo (sebbene anche questo avvenga talvolta come nel caso dell’”insight”), ma un approssimarsi graduale alla conoscenza o all’azione, riducendo via via gli sbagli e modificandosi di conseguenza. Ad esempio, abbiamo imparato a camminare in modo naturale, inciampando, cadendo e rialzandoci ogni volta. Si impara a guidare attraverso gli errori commessi, cercando di capirli per non rifarli. Si impara dalle esperienze, belle e brutte, della nostra esistenza.

Nell’errore c’è una forte componente cognitiva: distinguere tra ciò che viene eseguito correttamente ed uno sbaglio dipende dal tipo di valutazione che se ne fa. In questo il giudizio è determinante. E il giudizio è doppio: esterno, delle persone che “assistono”, e interno, spesso il più severo, di chi ha commesso l’azione. L’errore e la sua gravità dipendono dalle valutazioni che se ne dà, a livello personale, culturale, ma anche storico, dalle credenze che se ne ha. Vi è inoltre la tendenza ad associare la persona all’errore: il fatto di aver sbagliato viene vissuto come fallimento personale. Ciò che si fatica ad accettare, più che l’errore in sé, è il fatto di aver sbagliato e quindi di non essere stati in grado di fare bene una cosa secondo la nostra valutazione (magari pure sopravvalutata). Ciò causa sensi di colpa che minano l’autostima. In questi casi i pensieri sottostanti possono essere ad esempio: “non si deve sbagliare!”, “che stupido sono stato a fare questo sbaglio!”, non avrei dovuto!”, “perché l’ho fatto?”, “come ho potuto farlo?”, “ho commesso un errore imperdonabile”, “ho fatto male quella cosa: che catastrofe!”. Valutazioni fortemente penalizzanti e pensieri di questo tipo generano inevitabilmente emozioni che, se non gestite, possono diventare distruttive: frustrazione, rabbia, senso di colpa, delusione, vergogna, umiliazione, senso di inadeguatezza. La capacità di imparare dagli sbagli, cioè di imparare dall’esperienza, è l’essenza stessa di ogni tipo di apprendimento. Tuttavia, questa capacità si acquisisce in età evolutiva in base alle reazioni ed ai comportamenti degli adulti significativi. Un adulto giudice severo o, peggio, punitivo, non favorisce di certo lo sviluppo di questa capacità: alimenta i vissuti di frustrazione, umiliazione, paura di sbagliare… La paura di sbagliare genera circoli viziosi: ansia, preoccupazione, apprensione, ruminazione, senso di colpa… Essa, se eccessiva, può far vivere male, molto male, può ostacolare il raggiungimento di obiettivi, può far rimandare nel tempo certe azioni, può far fare rinunce pesanti. Si riesce ad imparare e ad imparare dagli errori, se gli adulti/educatori di riferimento riescono a creare un ambiente fisico e relazionale di crescita in cui sia possibile esplorare, giocare, sperimentare, e anche, tranquillamente, sbagliare, perché c’è lo spazio per imparare da ciò che si è sbagliato (Winnicott). Si riesce ad imparare e ad imparare dagli errori se gli educatori/adulti di riferimento aiutano il soggetto in età evolutiva ad elaborare le componenti emotive connesse all’apprendimento, quali la frustrazione, l’angoscia che l’incontro con la realtà comporta (incontro/scontro con i propri punti di forza, ma anche con i propri limiti). Questo ruolo d’altra parte lo può svolgere solo un adulto che abbia consapevolezza della propria limitatezza, che sia benevolo e clemente prima di tutto con i propri errori, che non si viva e non si ponga come un essere ideale, perfetto, senza difetti e senza carenze, che cerca di apprendere dai propri sbagli, che cerca di non essere pregiudiziale, moralista o mistificatore, che “cerca di fare il meglio che si può con quello che si è” (Bion).

Vorrei concludere con questa bellissima considerazione di Blandino (2002): “D’altra parte etimologicamente il concetto di errore è collegato all’errare, cioè al vagabondare senza méta … se ci si prefigge di arrivare ad una méta, certamente alla méta si arriva, ma non si vede il paesaggio intorno, perdendo così una quantità incredibile di informazioni, la possibilità di conoscere, aggiungerei, di godere esteticamente del viaggio. Non bisogna dunque essere troppo preoccupati dell’obiettivo, perché è solo errando che si conosce, è solo errando che ci si guarda intorno”

 

 

Fonti:

Zanato Orlandini Orietta, Educare all’errore – Educare al cambiamento, La Scuola

Andreoli, Elogio dell’errore, BUR

Granieri, Storie complicate- La scuola al di là delle riforme, Fratelli Frilli Editori

G.Blandino, B.Granieri, La disponibilità ad apprendere, Raffaello Cortina Editore

G.Blandino, B.Granieri, Le risorse emotive nella scuola, Raffaello Cortina Editore

 

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