UNA RICERCA SUL CALCIO BRASILIANO: L’ABUSO SESSUALE IN GIOCO

Riportiamo due contributi sul tema degli abusi sessuali nel mondo calcistico. Una ricerca rivolta alle squadre brasiliane ha rivelato che 1 su 3 ha subito abusi sessuali.

A 106 calciatori brasiliani è stato chiesto – leggiamo in Calciomercato.com– “se abbiano subito in prima persona abusi di carattere morale e/o sessuale, o se sappiano di colleghi che ne abbiano subiti. Il 29,2% ha risposto sì. Ciò che costituisce un dato molto preoccupante, poiché siamo alla quota di quasi 1 rispondente su 3. E altrettanta preoccupazione desta il fatto che, a fronte di un 60,4% di rispondenti che dichiarano di non averne mai subite né sentito parlare, vi sia un grasso 10,4% di astenuti.… Una percentuale così alta di non risposte rischia dunque d’essere la spia d’un malessere più diffuso di quanto dica il già grave 29,2%. E dietro la scelta di astenersi può esserci un misto di omertà, rimozione, vergogna, malinteso spirito di corpo.”

Da tempo insistiamo sul fatto che il fenomeno dell’abuso sessuale sui soggetti più deboli (i bambini, gli adolescenti, le donne, i soggetti portato di disabilità ecc..) attraversa in modo rilevante tutte le aree sociali e tutti gli ambiti della società (la famiglia, la Chiesa, le istituzioni educative, il mondo dello spettacolo, le agenzie dell’aiuto internazionale i partiti ed anche il settore dello sport…).  Questa notizia non fa che confermare questa convinzione.

Le attività sportive consentono la pratica di frequenti interazioni, segnate dalla vicinanza fisica ed emotiva, tra  allenatori, atleti, dirigenti preparatori da un lato e dall’altro lato i giovanissimi che si avvicinano all’impegno sportivo.  Questa esperienza può essere un piano inclinato in cui si insinua l’iniziativa perversa.

Il dato reso noto da Calciomercato.comemerge da una ricerca molto seria che Universo Online (UOL) ha svolto utilizzando un campione di 106 calciatori brasiliani che militano nelle squadre del Brasileirão, il massimo campionato nazionale. Alla rilevazione hanno partecipato tesserati di 13 club: Atletico Mineiro, Botafogo, Ceará, Corinthians, Cruzeiro, Flamengo, Fluminense, Gremio, Internacional Porto Alegre, Palmeiras, Santos, San Paolo e Vasco da Gama.  Come è noto il calcio in Brasile ha un’importanza sociale notevolissima.  La rilevazione ottenuta è ancora più significativa in quanto ai calciatori sono state poste 21 domande a cui hanno risposto in modo attento sui temi più vari (sulle figure più rilevanti nello sport, su temi tecnico-sportivi, sulla VAR, sulla violenza negli stadi ed anche sui possibili abusi).

Commenta  su Calciomercato Pippo Russo: “Il mondo del calcio non ha ancora fatto abbastanza per indagare questo suo lato oscuro. E non soltanto in Brasile.”

FORSE AI CALCIATORI SI CREDE DI PIÙ…

Di Martina Davanzo

Sono passati numerosi anni da quando un rapporto ONU ha dichiarato che 1 persona su 5 ha subito almeno un’esperienza di abuso sessuale nel corso della sua infanzia. Sono dati allarmanti, tuttavia che hanno scosso poco le coscienze popolari e di coloro che dovrebbero occuparsi della tutela dei minori. Il perché non è difficile da trovare se ci si appella alla psicologia: negazione, evitamento e incapacità di credere che nell’uomo si annidi una tale crudeltà sono meccanismi che rendono difficile la presa di coscienza di questa allarmante situazione.

Tuttavia, nel corso degli ultimi anni in molti hanno alzato la testa e denunciato gli abusi subiti, riscuotendo dal torpore un argomento che per anni era rimasto in sordina, si veda per esempio il movimento #MeToo, che ha provocato numerose proteste e procedimenti giudiziari negli stati uniti.

Nonostante ciò l’incredulità delle società non è andata scemando e si sono fatti avanti giornalisti e scrittori che difendono l’idea di una giustizia troppo credulona, che condanna persone innocenti senza prove e con l’aiuto di esperti incompetenti. Tutto ciò come tentativo di ricacciare nell’ombra un argomento che, evidentemente, crea troppo dolore nella mente umana.

Ma se a parlare fossero gli idoli dei nostri figli, gli uomini che si guardano ogni domenica in TV e per cui tutto il mondo fa il tifo?

106 calciatori delle squadre del Brasileirão, il massimo campionato nazionale, sono stati sottoposti ad un questionario da parte di Universo Online (UOL). I calciatori interpellati hanno risposto a 21 domande su temi vari. Molte sono state dedicate a indicare il migliore e il peggiore in diverse categorie di soggetti che lavorano dentro e intorno al calcio: allenatori, arbitri, giornalisti, commentatori e anche calciatori. I quesiti hanno riguardato altri temi di ampia rilevanza, ma l’interrogativo più spinoso riguarda ciò che è etichettato come “assedio”, da tradursi in italiano con “abuso”. Ai 106 calciatori interpellati è stato chiesto se abbiano subito in prima persona abusi di carattere morale e/o sessuale, o se sappiano di colleghi che ne abbiano subiti. Il 29,2% ha risposto sì. Ciò che costituisce un dato molto preoccupante, poiché siamo alla quota di quasi 1 rispondente su 3. E altrettanta preoccupazione desta il fatto che, a fronte di un 60,4% di rispondenti che dichiarano di non averne mai subite né sentito parlare, vi sia un grasso 10,4% di astenuti. Ciò che è insensato, perché questo è il solo quesito in cui era richiesta non già un’opinione bensì un’informazione (“hai subìto/sei a conoscenza di?” o “non hai subìto/non sei a conoscenza di?”). Una percentuale così alta di non risposte rischia dunque d’essere la spia d’un malessere più diffuso di quanto dica il già grave 29,2%. E dietro la scelta di astenersi può esserci un misto di omertà, rimozione, vergogna, malinteso spirito di corpo. 

Il mondo del calcio non ha ancora fatto abbastanza per indagare questo suo lato oscuro, ma di certo non è l’unico. 

Forse una ricerca su scala mondiale, o anche solo nella nostra nazione, potrebbe far emergere una realtà in grado di scuotere in misura maggiore la nostra società. Se i dati sulle violenze contro i minori non sono sufficienti potrebbero esserlo quelli che riguardano gli “idoli della domenica”, visto che la nostra società si sta dimostrando più attaccata al televisore che alla tutela della famiglia stessa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *