VIDEOSORVEGLIANZA, VIOLENZA ALL’INFANZIA E CONSAPEVOLEZZA

Sono più frequenti, di quanto si pensi e di quanto si desideri gli episodi  di violenza all’interno della scuola ai danni di bambini negli asili o le situazioni di maltrattamento ai danni di anziani, di disabili, di malati  in strutture che dovrebbero essere di assistenza e di cura. Quanto al maltrattamento intrascolastico, offese, umiliazioni, schiaffi, punizioni sadiche, crudeltà di ogni genere si verificano negli asili ai danni dei più piccoli e sono documentati da videoregistrazioni prodotte da telecamere che le forze dell’ordine hanno nascosto nei locali della scuola dopo aver ricevuto denunce e segnalazioni da familiari o da operatori stessi.

Mentre la violenza non si ferma, risulta arenato ed immobile al Senato un progetto di legge  che prevede misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità.

Leggiamo in Today cronaca https://www.today.it/cronaca/videosorveglianza-asili-case-riposo-legge.html

“Il ddl di legge è composto di 7 articoli. Il primo spiega le finalità della legge ovvero quella di “prevenire e contrastare, in ambito pubblico e privato, condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità”.

L’on.  Calabria, firmatrice del progetto di legge, ha affermato: ” Abbiamo migliorato la legge raccogliendo le indicazioni del garante della Privacy che infatti ha riconosciuto questi miglioramenti rispetto al testo presentato nella scorsa legislatura (approvato alla Camera ma poi non esaminato dal Senato, n.d.r.). Perché, sia chiaro, noi non intendiamo controllare nessuno ma vogliamo proteggere la sicurezza di bambini, anziani e disabili. E vogliamo fornire con questa legge anche uno strumento di difesa agli insegnanti e operatori che potrebbero essere ingiustamente accusati”. Le telecamere si possono mettere, solo se c’è il sospetto di reato e viene presentata denuncia. Non si tratta dunque di attuare una sorveglianza preventiva, che sarebbe una soluzione che contrasta nettamente ogni fondamento dello Stato di diritto. Proprio come per le intercettazioni telefoniche non si intercetta, per motivi giuridici, pratici ed economici, la popolazione italiana per prevenire reati: si intercettano alcuni telefoni, e solo se c’è il sospetto di reato. La videoregistrazione può spaventare alcune persone, preoccupate per la violazione della privacy più di quanto non siano preoccupate per i danni enormi e prolungati che la violenza di un educatore può generare in un bambino.  All’opposto la possibilità di inserire le telecamere può generare entusiasmi eccessivi. La videoregistrazione  può essere uno strumento di contrasto, non di crescita della consapevolezza e di responsabilità sul problema.  Non può essere la bacchetta magica per eliminare completamente la violenza dei grandi contro i più piccoli.

Non bisogna dunque  farci illusioni: il problema della violenza all’infanzia non può essere risolto con le telecamere, che pure risultano un efficacissimo  strumento di indagine e di contrasto, non di prevenzione e di risoluzione di un problema, quello del maltrattamento intrascolastico che ha radici profonde: psicologiche, antropologiche ed emotive.  Le radici di questa violenza stanno nella disparità di potere tra l’educatore, che si muove in uno spazio controllato da lui e privo di controlli esterni,   e il bambino, tanto più fragile quanto più piccolo, con genitori distanti e spesso incapaci di prendere sul serio le lamentele che i bambini esprimono.  Talvolta queste lamentele possono essere un capriccio, ma più spesso meritano ascolto e considerazione. Queste radici richiedono innanzitutto una presa di coscienza, un’attenzione sensibile  alle mille forme con cui il maltrattamento può essere agito da un adulto su un bambino.  Occorre allora essere più attenti, più vigili e capaci di ascoltare le comunicazioni dei bambini.

Ma se continuiamo a non approfondire le comunicazioni dei bambini che segnalano maltrattamenti da parte di insegnanti o di altri adulti, schierandoci a priori dalla parte degli adulti di cui i bambini si lamentano; se continuiamo a pensare  di fronte alle rivelazioni e alle proteste dei bambini che ci troviamo di fronte ad individui capricciosi, bugiardi di cui è bene non fidarsi; se continuiamo a cascare dal pero di fronte agli indicatori della violenza; se continuiamo a rapportarci al fenomeno della violenza come ad un fenomeno impensabile, allora la videoregistrazione non ci salverà.

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *