IL DIRITTO DI PROVARE RABBIA


di Federica Friggi

Distruggere tutto: piatti, bicchieri, mobili, vecchi televisori, bottiglie di vetro, vasi, stampanti, lettori dvd…Ridurre in polvere tutto quello che si vuole. È questa la parola d’ordine all’interno della “Rage room”, la “stanza della rabbia”, che dopo aver spopolato negli Stati Uniti è arrivata anche in Italia. Il funzionamento della “camera” è molto semplice: a ciascun partecipante viene fornita un’arma base che può variare da martello, piede di porco o mazza da baseball, e un set di vari oggetti da poter distruggere. La “sessione” dura 15 minuti, durante i quali “l’arrabbiato” può scegliere anche la colonna sonora che accompagnerà la sua personale devastazione. Il tutto ovviamente in sicurezza con protezioni: maschere, guanti, tute e caschetti. 

“L’idea è nata da una necessità che ognuno di noi ha di sfogarsi. A chi viene qui diciamo di divertirsi e stare tranquillo: anche se rompe tutto, ai cocci ci pensiamo noi” sottolineano i proprietari dell’attività. 

“Non sembra ma la vita di tutti i giorni ti porta proprio a un limite.. e tu vieni qui e ti puoi sfogare, puoi fare quello che vuoi”, testimonia una ragazza intervistata. E insieme a lei altre testimoni si focalizzano soprattutto sulla possibilità di sfogarsi senza rischiose conseguenze, senza preoccuparsi dei danni procurati, l’illusoria realtà che costituisce uno dei punti di forza delle Rage room “perché a casa non ti puoi mettere a spaccare le cose se no chiamano la polizia subito! Invece qua lo puoi fare”. “Diciamo che è un ottimo antistress, se sei stressato vieni qua, spacchi un po’ di roba, come nuovo!” 

Ma siamo sicuri sia proprio così? Sicuri che non rappresenti il “bicchiere pieno di sabbia” della canzone di Alessandro Mannarino: “E brindo a chi è come me al bar della rabbia e più bevo e più sete me viè, sti bicchieri sono pieni di sabbia”?

Commenti dopo l’esperienza: “Il mio ragazzo mi aveva fatto una sorpresa, non sapevo dove stavamo andando fino a che non ci siamo arrivati e ho pensato: chissà che idea do di me se secondo lui questo è quello di cui ho bisogno” o ancora “Non vedevo l’ora che finisse, mi vergognavo da matti” queste altre testimonianze, altre persone. 

Difficile convivere con questo tipo di emozione: la rabbia. Cerchiamo un modo veloce per sfogarla, sbarazzarcene, allontanarla da noi. Le emozioni come rabbia, ansia, tristezza non piacciono perché frustrano il bisogno di idealizzazione di sé dell’essere umano, perché lo riportano alla sua debolezza. In un incontro in seconda elementare, durante un corso di “la mente abbraccia il cuore” fatto dal Centro studi Hansel e Gretel, si è chiesto ai bambini di raccontare un episodio in cui avevano provato rabbia. Una bambina disse: “Io mi arrabbio quando la maestra mi sgrida..”. L’insegnante sorpresa da questa comunicazione rispose: “Sei proprio permalosa”. Cosa è successo in questo semplice scambio comunicativo? La bambina ha raccontato, coerentemente alla consegna, una situazione di rabbia; l’insegnante ha fatti fatica ad accettare la rabbia della bambina ed ha controreagito. Ha percepito un fastidio nell’ascoltare le parole della bambina, ma invece di riconoscerlo e metterlo in parola lo ha agito esprimendo un giudizio. Cosa finisce per pensare la bambina? Alcune emozioni non si possono comunicare e forse è meglio anche non provarle perché altrimenti ti fanno sentire sbagliati: permalosi e anche un po’ cattivi.  

Le emozioni sono un elemento profondamente costitutivo, qualificante e prezioso dell’essere umano, eppure paradossalmente sono al centro di un grande imbarazzo, di una grande rimozione, di un grande evitamento. Ma la rabbia è un nostro diritto e arrabbiarci un nostro bisogno emotivo. Lo stesso Charles Darwin disse che le emozioni “negative”, come la paura e l’ira, sono avvertimenti che ci portano ad adottare comportamenti adeguati per evitare o liberarci di un pericolo. Prestare attenzione a ciò che ci dà fastidio, a ciò che ci indigna e ci toglie la tranquillità è una dimostrazione di auto-comprensione. Agire in base a queste emozioni dimostra senza dubbio la nostra intelligenza emotiva.

Uno degli assunti fondamentali proprio dell’intelligenza emotiva è che tutte le emozioni sono legittime, anche l’ansia, la paura, la tristezza e la stessa rabbia. Riconoscere un proprio stato d’animo negativo, significa volersene liberare. “Colui che si adira per ciò che deve e con chi deve e inoltre come, quando e per quanto tempo deve, può essere lodato”, diceva già Aristotele. Tutte le emozioni sono legittime, ma occorre apprendere l’arte di modularne l’intensità e di garantirne l’appropriatezza attraverso innanzitutto il loro  riconoscimento e non già attraverso la negazione o svalutazione. La rabbia ha le sue ragioni di esistere ed esprimerla in modo rispettoso al momento giusto ed opportuno è catartico e sano. Bisogna averlo ben chiaro: concedersi di sentirsi arrabbiati non significa perdere il controllo e nemmeno mostrarsi deboli. 

Riconoscere un’emozione è una cosa, un’altra sono gli sforzi che mettiamo in atto per non agire sotto il suo impulso. Il controllo delle emozioni è la capacità di trattare le emozioni quali ad esempio la collera, e indirizzarle in senso produttivo favorendo l’autocontrollo e la loro espressione adeguata. Quando le emozioni sfuggono al controllo diventano troppo estreme e persistenti allora risultano patologiche, nel senso (etimologico) che producono un’intensa sofferenza: ad esempio quando si è paralizzati dalla depressione, travolti dall’angoscia, sopraffatti dalla collera furiosa… Questo è quello che viene definito sequestro emozionale: non è più la mente, consapevole degli affetti e delle conseguenze delle azioni a guidare i comportamenti ma sono gli impulsi a dominare la mente. 

I dati italiani indicano che i minorenni stanno avviandosi all’età adulta con grosse carenze relative all’autocontrollo, alla capacità di gestire la propria collera e all’empatia. Altre ricerche, condotte a livello mondiale, hanno mostrato la tendenza, nell’attuale generazione di bambini, di un maggior numero di problemi emozionali: oggi i giovanissimi sono più soli e depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e inclini alla preoccupazione, più impulsivi e aggressivi. Da queste osservazioni nasce l’esigenza di insegnare ai bambini l’alfabeto emozionale quale insieme di capacità interpersonali e intrapersonali essenziali alla loro vita. È l’intelligenza emotiva che garantisce al soggetto un autocontrollo rispettoso e dialogante con la propria vita emotiva. 

“Chiunque riesca a comprendere e a integrare la propria collera come parte di se non sarà mai un violento. Avverte il bisogno di colpire gli altri soltanto chi non riesce a comprendere la propria rabbia, dato che non gli è stato consentito, quando era bambino, di acquisire  familiarità con tale sentimento, che egli non ha mai potuto vivere come una parte di sé, visto che nell’ambiente che lo circondava ciò era assolutamente impensabile” Scrive Alice Miller. 

Il riconoscimento e la consapevolezza della propria rabbia inoltre riduce il rischio degli agiti. Abbiamo diritto di provare tutte le emozioni, però alcune reazioni sono buone altre meno. La collera si autoalimenta in un’escalation. L’ira non più frenata dalla ragione e dalla consapevolezza, sfocia più facilmente in violenza. A questo punto non si sentono più ragioni e si è incuranti delle possibili conseguenze. È proprio questo elevato livello d’eccitazione ad alimentare quell’illusione di potere e invulnerabilità che può ispirare e facilitare l’aggressività. Prendiamo quindi atto che è comprensibile avere sentimenti di insofferenza, provare rabbia non vuol dire “essere cattivi” quello che non è accettabile, e avviene tanto più io non ne sono cosciente, è l’agire. 

Ed è proprio questo lo slogan della pubblicità del cartone “Inside Out”, uscito ormai qualche anno fa e che in uno dei suoi trailer si concentra proprio su quell’emozione che ormai possiamo nominare: la rabbia. 

“Hai mai pensato a perché ti senti in un certo modo? È ora che tu conosca le tue emozioni. Quando le cose vanno male ecco rabbia, lui è rabbia. Lui farà in modo che il mondo sappia che Rabbia ha il controllo, ma ciò a cui dovete fare veramente attenzione è quando perde il controllo. Fai la conoscenza delle tue emozioni!” https://www.youtube.com/watch?v=KinX5Hyt8HU

https://www.maestridistrada.it/diario/view/97/il-diritto-alla-rabbia-i-diritti-della-rabbia
https://video.repubblica.it/edizione/milano/stress-rabbia-benvenuti-alla-rage-room-la-stanza-dove-puoi-spaccare-tutto/303460/304094?ref=fbpd

Aristotele, Etica Nicomachea, libro IV

Foti C., L. Ferro., Bossetto C., In memoria di Alice Miller. Dispense del centro studi Hansel e Gretel. SIE editore 

La mente abbraccia il cuore. Intelligenza emotiva per i bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. Dispense del centro studi Hansel e Gretel. SIE editore. 

Vianello R., Gini G., Lanfranchi S., psicologia dello sviluppo. 2012 UTET

Foti C. La mente abbraccia il cuore. Ascoltare le emozioni per aiutare ed aiutarsi. Edizioni gruppo Abele. 2012

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