Lettere dal trauma

 

 

” Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, nè cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo fare questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile- e tuttavia così crudele- dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa”.

Alice Miller

 

Secondo lo psicoanalista ungherese Sandor Ferenczi ciò che rende traumatico il trauma infantile non è tanto l’evento in sè quanto il successivo diniego messo in atto dagli adulti responsabili dell’evento stesso.

la negazione è intrinseca alla violenza” scrive Claudio Foti “la negazione è costitutiva del trauma. l’abuso sui bambini, in tutte le sue forme, si produce in due tempi: c’è il tempo dell’azione in cui si consuma il maltrattamento fisico, il coinvolgimento sessuale, la squalifica o la manipolazione psicologica ai danni del bambino e c’è il tempo della negazione, nel quale l’adulto abusante trasmette al bambino il messaggio metacomunicativo implicito o esplicito ‘non devi accorgerti che questa è violenza’”.

Se l’azione violenta è certamente lesiva la negazione lo è ancora di più perchè confonde la vittima disconfermandone la percezione e impedendole di vivere quell’esperienza negativa per quello che è realmente stata. il messaggio meta comunicativo veicolato dalla negazione impedirà, infatti, al soggetto abusato o maltrattato di riconoscersi come vittima, aumentando la probabilità che si senta schiacciato dalla colpa e dala confusione.

La negazione non riguarda solo l’autore della violenza ma tutte le figure coinvolte: i testimoni e la vittima. Un aspetto fondante del trauma è, quindi, costituito dal silenzio che lo circonda, dalla solitudine comunicativa di chi ne porta il peso; un isolamento e un silenzio che vanno anche ricondotti alla responsabilità di un contesto ambientale, familiare e sociale troppo spesso indisponibile all’ascolto del disagio e della sofferenza, soprattutto dei più piccoli.

Se questo è vero allora la cura del trauma non deve lasciare spazio all’accantonamento, alla negazione, alla dissociazione e, per farlo, è necessario rompere il silenzio attorno alla vittime, liberandole così da quel dolore che sono costrette a sopportare. 

Lettere dal trauma” è uno spazio in cui le vittime hanno la possibilità di raccontare la propria storia, abbattendo il muro del silenzio e della solitudine e in cui è possibile ricevere una risposta, competente ed empatica, da parte di un esperto. è uno spazio in cui è possibile toccare con mano la sofferenza, condividere il proprio passato  e sentirsi un po’ meno soli.

Se vuoi contribuire a questa sezione con la tua storia scrivici a ris.lavocedeibambini@gmail.com

 

“HO PAURA” 
“PERCHE’ HO LASCIATO CHE LO FACESSERO?”
“COME AFFRONTARE DA GENITORI CIO’ CHE I NOSTRI FIGLI RACCONTANO”
“SONO STATA ABUSATA: E SE COMPISSI VIOLENZE SU MIO FIGLIO?”